La Maison Champs Elysées ospitata all'interno di un hotel unico in architettura haussmanniana, la Maison des Centraliens, brilla di un passato denso di storia. Nella grande tradizione della ricezione alberghiera di lusso, viene così ridecorata dalla griffe della Maison Martin Margiela per incarnare un rifugio di pace nel cuore del triangolo tra gli Champs-Elysées, l'Avenue Montaigne, il Grand Palais e Place de la Concorde.
Storico
L'origine della costruzione di via Jean Goujon è l'essenza stessa di una casa. Nel 1864, la Duchessa di Rivoli, la Principessa d'Essling, Grande Maîtresse della Maison dell’Imperatrice Eugenia, fa costruire il suo hotel dal carattere unico al numero 8. Ideato dall'architetto francese Jules Pellechet in stile haussmanniano, verrà terminato nel 1866.
Dopo la morte della Duchessa di Rivoli, il 28 gennaio 1887, l'hotel divenne proprietà del figlio cadetto, Victor Masséna, Duca di Rivoli, che fu deputato del Corpo Legislativo. L'hotel fu ceduto alla famiglia di Sua Altezza Serenissima Luisa de Croye, principessa di Croye Solre che lo rivendette nel 1919 alla società
dei Centraliens.
Dal 1913 al 1989, l'antico Hôtel d'Essling diventato Maison des Centraux subì numerose trasformazioni e ampliamenti, in particolare la sopraelevazione su tre livelli dell'Hôtel sulla via Jean Goujon. Costruzione prestigiosa del centro di Parigi, con una bella facciata haussmanniana di 22 metri, la Maison des Centraux a partire dal 1989 fu sottoposta ad programma di ristrutturazione (struttura d'accoglienza, ristorante, creazione di un hotel, centro per il business, uffici, parcheggi).
Maison Martin Margiela
Giocare con i simboli classici : l'opera artistica della Maison Martin Margiela. Il fine del gioco: offrire una sorprendente esperienza poetica, che non sia possibile esaurire in una sola visita, in un solo soggiorno. Un'esperienza di libertà, un viaggio nel viaggio, che non si può vivere altrove.
Le regole del gioco
Si basano sul principio dello sfalsamento, "di ingresso nel gioco", come mostra il fondo del vestibolo dove i conci di marmo nero non rispettano la regola che vuole che siano strettamente situati agli angoli dei quadri bianchi.
L’ironia nel vero senso della parola, cioé il gioco voluto in ciò che viene detto e ciò che significa, tra il senso letterale e lo spirito, tra l'apparenza e la realtà: i cabochons del rivestimento alla francese sono presenti, ma non sono al loro posto; nel salone bianco, le rampe di illuminazione non rischiarano che i segni rimasti degli antichi riquadri, dipinti sul muro nuovo; nelle camere, il tappeto tradizionale persiano è in realtà un motivo della moquette; nelle suites, le modanature haussmanniane s'interrompono in modo inatteso. Gioco con i segni del tempo in un ambiente nuovo: suprema raffinatezza da dandy che evoca il Bel Brummell che, secondo quel che si dice, faceva portare i suoi abiti dal suo valletto prima di utilizzarli.
Illusione : le poltrone e i tavoli del ristorante sembrano in levitazione, qualche centimetro sopra il suolo, e quindi, senza tema di smentita, sono stabili e comodi. I trompe-l’œil che riproducono le modanature dei saloni Impero sui sostegni che vi ci conducono, gli effetti di luce che danno l'illusione che una porta chiusa si sia aperta, lasciando filtrare il sole: tutto contribuisce a creare un universo teatrale dove regna la magia di uno spettacolo di cui noi siamo, se non attori, almeno complici consenzienti.
Rispetto del luogo e delle sue limitazioni patrimoniali : non si tratta di nascondere i muri o i soffitti, se non per ragioni tecniche. Maison Martin Margiela non ha ricoperto le modanature, né i marmi del vestibolo, per sovrapporre stile a stile. Al contrario, la scelta è stata quella di restituire maggiormente allo spazio le sue caratteristiche storiche, teatralizzandole. Rispetto delle esigenze di comfort, come testimonia la cura per l'illuminazione, in particolare nelle camere, e per l'acustica, come nel ristorante. E, ben inteso, nel rispetto degli imperativi di sicurezza propri del progetto.
